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In queste pagine si è tentato di raccogliere le
iniziative a
ricordo della memoria storica dell'olocausto lesbico e gay organizzate dai
Circoli Arcigay e Arcilesbica in Italia e all'estero: I documenti qui riportati sono
principalmente dedicati alle organizzazioni LGBT quale
fonte di eventuali ed
ulteriori iniziative con la speranza che possano essere comunque utili a
chiunque abbia interesse a questi temi. Pertanto avremo piacere di ricevere
suggerimenti su testi, materiali divulgativi e ricerche in atto che possano
stimolare alla divulgazione delle discriminazioni subite dalla persone
omosessuali nel passato anche recente.
Le mostre
organizzate da Arcigay sono riportate in file scaricabili nella sezione
"Divulgazione": la
mostra Omocausto è on line in diverse versioni linguistiche ed in diverse
risoluzioni.
Nella
sezione "Memorie in corso..."
diamo spazio ad approcci storici forse più semplici delle iniziative
dedicate alla memoria ma che per la loro genuinità rappresentano un
sintomo importante di quanto la memoria, la nostra memoria, esista ormai
al di là delle azioni organizzate da un'elite di interessati e/o dalle
associazioni strutturate.
La breve
presentazione storica riportata in questo sito è tratta dal sito del
Circolo
Arcigay "L'atomo" di Piacenza.
Vi suggeriamo inoltre un
sito web, per certi versi parallelo a questo, dedicato all'omofobia dell'oggi:
www.omofobia.it
A partire
dalla posa della lapide a ricordo delle persone LGBT discriminate durante
il nazismo ed il fascismo nella
Risiera di San
Sabba, a Trieste, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni sui
analoghe iniziative in tutti i paesi del mondo. Non sono pochi
monumenti stabili che testimoniano i
drammi di quel periodo: prego chiunque abbia informazioni di tal genere
non inserite in questo portale di comunicarcelo.
In "Memoria,
Omofobia, Oggi": una breve riflessione sul senso della memoria
per le persone LGBT, una sintesi del senso di queste iniziative.
Marco Reglia (Responsabile arcigay per la memoria storica delle
discriminazioni contro le persone omosessuali)
27 gennaio 2010
Aula di Montecitorio - Celebrazione della Giornata della Memoria
Onorevoli Colleghi,
sono onorato e commosso di dare, oggi, 27 gennaio, Giornata della
Memoria, il benvenuto della Camera dei deputati al Premio Nobel per
la pace Elie Wiesel, e di farlo alla presenza del Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, delle più alte autorità istituzionali.
Quello odierno è un evento eccezionale, perché è la terza volta,
nella centenaria storia del Parlamento italiano, che un ospite parla
solennemente all'Assemblea. E' un onore che Elie Wiesel merita
ampiamente, perché è davvero un personaggio eccezionale.
Egli è infatti il più autorevole testimone vivente, fra i
sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, dell'orrore della
Shoah.
Gli sono particolarmente grato di aver accettato l'invito di rendere
al Parlamento italiano la sua alta testimonianza umana e civile in una
Giornata nella quale doverosamente si ricordano sei milioni di ebrei
e centinaia di migliaia di altri esseri umani sterminati solo perché
ebrei, sinti, rom, omosessuali, disabili. Quindi diversi,
sottouomini nel delirio nazista.
I testi letterari di Wiesel raccontano in modo magistrale
l'incredibile brutalità cui può giungere la natura umana, e al
tempo stesso esaltano la magnifica capacità dell'essere umano di
sopravvivere anche a sofferenze infernali e di tramandare esperienze
e valori.
"L'opposto di amore non è odio, è indifferenza; l'opposto di
arte non è il brutto, è indifferenza; l'opposto di fede non è
eresia, è indifferenza. E l'opposto di vita non è morte, è
indifferenza".
Sono parole di Wiesel tremendamente attuali. Anche noi dobbiamo
infatti guardare con viva preoccupazione all'indifferenza che ancora
in questi giorni circonda il rinnovarsi di fenomeni antisemiti,
razzisti, xenofobi, e anche - sembra incredibile ma è vero - il
rinnovarsi di minacce di sterminio.
E' preciso dovere di tutti e in specie delle Istituzioni tenere
desta la coscienza degli uomini, e specie dei più giovani, contro
la cecità, l'ignoranza, il cinismo che rischiano di aprire la
strada a nuovi orrori e nuove atrocità.
Da decenni Wiesel ci incoraggia in questo fondamentale impegno
attraverso il suo magistero morale, l'energia del suo carisma
intellettuale e umano, la forza del suo impegno civile per non
dimenticare e per far progredire la causa dei diritti umani e della
pace nel mondo.
Oggi, rendere testimonianza dello sterminio del popolo ebraico non
è solo il doveroso ricordo di milioni di nomi, di storie, di
incredibili vicende di martirio e di coraggio da parte ebraica e di
inaudita crudeltà da parte nazista.
Non è solo un invito al raccoglimento e alla riflessione. E' anche
un presidio morale e civile, affinché mai più accada che
l'aberrante logica di un potere totalitario si abbatta sugli inermi,
sugli innocenti, su interi popoli contro i quali decretare le
discriminazioni più odiose per motivi di razza, di religione, di
genere, di condizione sociale, in una folle progressione criminosa
capace di raggiungere il genocidio.
Oggi, il dovere della testimonianza è più che mai attuale e
necessario per combattere l'inverosimile barbarie e l'aberrante
stupidità del negazionismo della Shoah, che punta a dimostrane
l'inesistenza o a contestarne la dimensione accertata dagli storici
o a irriderne le modalità o ancora perfino ad accusare gli ebrei di
averne avuto una qualche responsabilità.
Contro questa ricorrente aberrazione non perde di forza
l'ammonimento di Primo Levi, che con Wiesel divise la baracca di
Auschwitz e di cui divenne grande amico: "Chi nega Auschwitz -
disse Levi- è pronto a rifarlo".
L'odio antiebraico si indirizza oggi, in particolare, contro lo
Stato d'Israele. L'antisionismo nega la fonte ispiratrice dello
Stato ebraico, attaccando ieri le ragioni della sua nascita e oggi
della sua sicurezza. Lo ha di recente ribadito il Presidente
Napolitano affermando che l'antisemitismo "va combattuto anche
quando esso si traveste da antisionismo".
Dobbiamo essere consapevoli che oggi quando si parla di distruggere
Israele, si parla nuovamente di sterminare gli ebrei, e lo dimostra
una quantità di inquietanti episodi, a partire dai proclami non
solo di tante organizzazioni estremiste e integraliste ma purtroppo
anche di Capi di Stato, nei confronti dei quali - è mia personale
opinione - è troppo flebile la protesta della Comunità
internazionale.
Oltre che testimone oculare della Shoah, Wiesel è una persona piena
di fede e di amore: con il suo impegno e il suo esempio, ci dimostra
che la sofferenza non sempre cancella la personalità, non rende
necessariamente indifferenti, apatici e scettici; può, al
contrario, rendere gli uomini più combattivi e decisi.
Accade quando sanno restare fedeli al proprio credo, alla propria
storia e a quella del proprio popolo. Fedeli fino all'estremo,
incolpevole sacrificio.
Onorevoli colleghi, nei mesi scorsi la Camera dei deputati, che nel
2000, su proposta degli onorevoli Colombo e Levi, istituì alla
unanimità la Giornata della Memoria, ha istituito una speciale
commissione per un'Indagine Conoscitiva sull'Antisemitismo, il cui
lavoro durerà almeno per tutto il 2010.
Nel dicembre del 2008, sempre alla unanimità, è stata decisa la
posa di una lapide nella Sala della Regina a ricordo perenne della
vergogna delle Leggi razziali che nel 1938 vennero approvate per
volontà del Fascismo proprio a Montecitorio -circostanza che è
doveroso rammentare - e che rappresentano una delle pagine più buie
della storia italiana.
E' anche attraverso questi piccoli ma simbolici fatti che intendiamo
seguire l'insegnamento di Wiesel.
Perché come egli ha scritto nel suo capolavoro, "La
notte", la matrice dell'inaridimento del cuore è l'oblio, e la
memoria è fattore di rigenerazione e speranza di pace tra gli
uomini.
Ed è con questa ferma convinzione che prego Elie Wiesel di prendere
la parola.
Gianfranco Fini
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UN TESTIMONE DAL CAMPO ...
«triangoli rosa come
bersagli» Riportiamo la testimonianza di un omosessuale
internato in un campo di concentramento nazista. (tratto da: M.
Burleigh, W. Wippermann, «Lo stato razziale. Germania
1933-1945», Rizzoli, 1992). «I portatori del triangolo rosa
dovevano raccogliere con la carriola terra e argilla per erigere
un tumulo artificiale che formasse una barriera contro i
proiettili del poligono di tiro. Dopo pochi giorni, però, arrivò
un gruppo di Ss per esercitarsi al poligono, mentre stavamo
ancora ammucchiando la terra delle nostre carriole. Ovviamente,
mentre si sparava, non intendevamo continuare a trasportar terra
al mucchio, col pericolo di prenderci una pallottola. Ma con
minacce e botte, kapo e Ss ci costrinsero a continuare il
lavoro. Le pallottole fischiavano tra le nostre fila e molti dei
miei compagni di sofferenza caddero, alcuni feriti, altri
colpiti mortalmente. Presto scoprimmo che più che a sparare
contro i bersagli, le Ss si divertivano a usare noi, piccolo
distaccamento di prigionieri schiavi, come bersaglio e a
rincorrere i singoli che arrancavano di qua e di là spingendo le
carriole». |
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Per memoria...........
PRIMA VENNERO PER GLI ZINGARI...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento
perchè rubacchiavano
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto
perchè mi stavano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato
perché mi erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente
perchè non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(B. Brecht)
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La poesia "prima vennero ... " è attribuita a
Martin
Niemöller: |
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Als die Nazis die
Kommunisten holten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die
Sozialdemokraten einsperrten,
habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die
Gewerkschafter holten,
habe ich nicht protestiert;
ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden
holten,
habe ich nicht protestiert;
ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.
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Prima vennero per i
comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Poi vennero per i
socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico
Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero
sindacalista.
Poi vennero per gli
ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. |
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